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Chi ci fornirà le notizie se i quotidiani muoiono?

di Sandro Usai, CEO Ablativ

Da molto tempo esperti in vari campi della sociologia e dell’economia, semplici lettori, affermano che la versione cartacea dei quotidiani non ha futuro. E forse, anche, poco senso.

Il giornalista Vito Biolchini, in un articolo apparso poco tempo fa nel suo blog www.vitobiolchini.it, mostrava un grafico agghiacciante per il futuro della carta stampata che non lasciava spazio a nessuna prospettiva positiva.

La crisi delle imprese editoriali affermata in primis dal fatto che il modello di business, basato sulla raccolta pubblicitaria, è entrato progressivamente in crisi da quando sono entrati in scena Google & C. (Facebook, Amazon, Youtube, etc) che lentamente e inesorabilmente hanno eroso il mercato della clientela che orienta sempre più i suoi investimenti verso le piattaforme digitali. Secondo il sito www.engage.it Google e Facebook da sole attrarranno nel 2019 oltre 230 miliardi su un totale di 660 miliari di dollari di raccolta pubblicitaria mondiale. Quasi il 50% va nelle tasche di due sole aziende!

Questo quadro del cambio di posizione e di strategia dei clienti, confermato dai riscontri offerti dagli analisti del settore ci fa capire che:

  • il mercato pubblicitario non è in crisi perché gli investimenti, come si può vedere sono sempre molto elevati e addirittura in crescita;
  • Il mercato pubblicitario, che prima si appoggiava sui quotidiani cartacei, ha cambiato interlocutore prediligendo le grandi piattaforme digitali più interessanti per il pubblico.

Inoltre gli editori (italiani) stentano a trovare, anche attraverso la sperimentazione di forme di giornalismo più coinvolgenti, nuove strade che possono colmare le perdite provenienti dai canali tradizionali di ricavi ormai asciutti.

Quindi accade, e sempre di più accadrà, che gli editori si troveranno in grandi difficoltà per mantenere le complesse e costose organizzazioni a supporto del modello cartaceo dell’informazione. È ragionevole prevedere che presto il modello che abbiamo conosciuto collasserà o imploderà lasciando molte macerie economiche e sociali. Almeno se utilizziamo le dinamiche economiche capitalistiche che conosciamo.

Il collasso dei media tradizionali però sarà anche un grave danno per Google & C. perché i prodotti editoriali sono un’importante fonte di traffico e visualizzazioni della pubblicità.

Ecco perché ritengo che Google & C. non hanno l’interesse e, aggiungo, neanche la convenienza, di arrivare sino al punto in cui le notizie rischieranno di sparire dai loro portali web.

E allora lo scenario che posso intravedere per il futuro dell’informazione è che le grandi piattaforme digitali o diventano editori, come qualcuno già afferma che lo siano oggi, o alimentano la nascita e la creazione di nuove iniziative editoriali digitali capaci di crearsi gli spazi necessari per posizionarsi come autorevoli e con ottime reputazioni coinvolgendo i lettori e appropriandosi dei loro interessi.

In altri termini in Italia è verosimile che molti editori soccomberanno per soffocamento davanti a questo processo di drenaggio di liquidità proveniente dai canali pubblicitari favorendo la nascita di progetti editoriali finanziati da chi oggi opera la raccolta pubblicitaria in modo massivo.

Come spesso ci racconta DataMediaHub gli italiani non nutrono molta fiducia sul giornalismo nostrano. Nei vari sondaggi in cui i cittadini sono chiamati a esprimersi mostrano tutta la loro critica e sfiducia verso una professione (giornalista) che più che essere stata ammazzata da internet si è suicidata con le sue stessa mani rinunciano al ruolo di custode della democrazia e dei sani principi enunciati dalla nostra Costituzione. Hanno preferito fare un patto con la politica e con le lobby capitalistiche che poco hanno a che fare con gli interessi del nostro Paese e dei cittadini.

Quindi non credo che rimarremo senza fonti d’informazione. Piuttosto intravedo il pericolo e il rischio di un capovolgimento delle posizioni sociali dove gli attuali editori tendono a scomparire e subentrano grandi lobby mondiali che forti della loro posizione di dominanza agiscano non solo per il loro primario interesse di profitto ma anche a favore dei Governi che operano nei loro Paesi di origine o con altri con cui ci fanno affari.

Se ci pensate bene questo scenario ha anche una logica se lo guardiamo nello scacchiere mondiale che vede contrapposti per la supremazia la Cina, Stati Uniti e Russia.

La prossima Yalta magari si svolgerà in videoconferenza tra i satelliti che circumnavigano intorno alla terra perché se continua così non ci vorrà molto a descrivere il ricordo di come era bello quando eravamo liberi.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

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